guida per riconoscere i marimo

guida per riconoscere i marimo: malati o finti - cura alga palla - R nel bosco

guida per riconoscere i marimo malati o finti

Questa guida per riconoscere i marimo, raccoglie qualche spunto per capire un po’ di più cosa sono e un aiuto in più per capire che cosa ha la vostra alga palla. Sta sul fondo? Vuole dell’acqua gassata? Ha smesso di ballare? Produce meno bollicine? Sta figliando? Non Preoccupatevi! Proviamo a capirci qualcosa. Innanzitutto un breve ripasso su cosa sono.

Un breve ripasso

I marimo (Aegagropila linnaei) sono colonie di alghe verdi pluricellulari tenute insieme dai loro fusti intrecciati, sono originari dei laghi freddi d’acqua dolce di Asia e Europa, la loro forma sferica è mantenuta dal ‘rollio‘ della corrente sul fondale, grazie alle bollicine di ossigeno prodotte durante la fotosintesi possono risalire in superficie.

Glossario dei marimo

  • Marimo: è il nome comune giapponese (letteralmente pianta acquatica di forma sferica). In altri luoghi è chiamato in modo diverso: moss ball dagli inglesi, kúluskítur dagli islandesi.
  • Aegagropila linnaei: genere e specie del marimo, in breve il cognome e il nome dell’alga palla. Aegagropila fa riferimento alla forma e consistenza delle palle di pelo che si possono trovare nell’apparato digerente delle capre. Il termine linnei fa riferimento a Carl von Linné padre della nomenclatura binomiale utilizzata per il riconoscimento di piante e animali.
  • Colonie: le alghe palla non sono esemplari ma aggregati di più organismi. Quando raggiungono una dimensione troppo grande si sfaldano dando vita a colonie più piccole.
  • Alghe: i marimo fanno parte delle alghe verdi, le clorofite, queste sono alghe piuttosto recenti (si sono evolute nell’Ordoviciano recente – 443,8 milioni di anni fa), da esse sono derivate le piante terrestri.
  • Verdi: questo colore che può presentarsi in tonalità differenti è l’indizio della presenza di clorofilla, il pigmento che permette alle cellule vegetali di realizzare la fotosintesi clorofilliana.
  • Fusti intrecciati: queste alghe non possiedono radici, sono esseri viventi molto primordiali che assorbono i nutrienti dall’acqua direttamente dai fusti.
  • Laghi freddi: i bacini d’acqua dove i marimo si trovano in natura hanno una temperatura che va dai 4 ai 20°C.
  • Acqua dolce: le alghe palla sono molto adattabili, si adattano a vivere in acqua con livelli di calcio da moderati a alti. Alti livelli di nutrienti derivanti dall’agricoltura e dalla pescicoltura, inquinamento e deposizione di fango derivante dalle attività dell’uomo ne ha causato la scomparsa in molti laghi.
  • Asia e Europa: i marimo crescono spontaneamente nel lago Akan in Giappone (, Mývatn in Islanda e nei laghi Shatskyi in Ucraina. Nel lago Zeller in Austria, in Scozia e in Inghilterra si possono trovare le alghe ma non in forma sferica. Sono rari in Nord America. Un tempo il loro areale era più esteso.
  • Rollio: il movimento dell’acqua sul fondo mantiene la forma delle alghe palla che altrimenti si adagerebbero sul fondo, aprendosi e formando dei tappetini. Il continuo ‘rollio’ permette la fotosintesi su tutta la superficie, mantenedola verde.
  • Fondale: i marimo in natura vivono sul fondo di laghi molto limpidi, dove la luce arriva a diversi metri di profondità
  • Bollicine di ossigeno: durante la fotosintesi, mediante la clorofilla, anidride carbonica, acqua e luce vengono convertite in zucchero (glucosio) e ossigeno. Quest’ultimo rimane attaccato alla superficie dei marimo.
  • Risalire in superficie: le colonie più piccole e meno pesanti possono essere sospinte verso l’alto dall’ossigeno prodotto durante il giorno.

Tra storia e cambi di nome

Il botanico austriaco Anton Eleutherius Sauter fu il primo a descrivere le alghe palla pressenti nel lago Zeller in Austria nel 1820.

Il botanico tedesco Friedrich Traugott Kützing creò nel 1843 il genere Aegagropila e vi inserì i marimo con il nome di Aegagropila linnaei. Successivamente lo stesso autore li spostò nel genere Cladophora nel 1849 con i nomi di Cladophora aegagropila e Cladophora sauteri.

Una ricerca sul DNA terminata nel 2002 ha riportato il nome ad Aegagropila linnaei. La presenza di chitina nelle pareti cellulari lo distingue dal genere Cladophora.

Palline di marimo malate

La guida per riconoscere i marimo malati vi permetterà di capire cos’hanno le vostre alghe palla e come curarle.

Sebbene i marimo siano molto resistenti e possano resistere a una vasta gamma di temperature e a condizioni dell’acqua più diverse, possono assumere uno strano colore. Questo fatto è un’indicazione che qualcosa non va.

  • Bianco o più chiaro – Probabilmente sta ricevendo troppa luce. Schermatela o allontanate il contenitore dalla fonte luminosa.
  • Marrone – Potrebbe essere un segno che è ora di pulirlo delicatamente. Se questo non risolve il problema, provate e ad aggiungere un pizzico di sale all’acqua per stimolarne la crescita oppure cambiate più frequentemente l’acqua.
  • Marrone sul fondo – Se il fondo del marimo è diventato marrone è perché non ha ricevuto luce per lunghi periodi di tempo, assicuratevi di farlo rotolare per mantenerlo verde su tutta la superficie.
  • Nero o si sfalda – Purtroppo è noto che i marimo possono iniziare a sfladarsi e a decadere dall’interno, soprattutto quando è stato coperto da alghe ostili o quando è troppo grande perché l’acqua pulita raggiunga l’interno. Dovrete rimuovere le parti nere e arrotolare l’alga palla. Sarà più piccola di prima, ma con maggiori possibilità di sopravvivere e crescere.
  • Viscido – Se al tatto la superficie dell’alga palla vi sembra un po viscida o se la sua consistenza vi sembra insolita, potreste avere a che fare con alghe ostili che stanno colonizzando la superficie del marimo. Queste alghe, a crescita più rapida, soffocano il marimo, quindi è meglio lavarle via accuratamente o rimuoverle con una pinzetta. Frequenti cambi di acqua ne riducono gradualmente il numero.
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Riconoscere un finto marimo

I marimo artificiali esistono! Qui di seguito troverete una guida per riconoscere i marimo finti da quelli veri.

  • Le alghe palla artificiali sono realizzate in plastica morbida ricoperta di peli sintetici. La plastica dovrebbe essere abbastanza riconoscibile.
  • Normalmente i marimo veri vengono allevati in acqua, anche se possono sopravvivere anche un mese chiusi in un sacchetto ermetico. Quelli finti sono venduti in blister o confezioni di plastica.
  • Potete cambiare la forma di un’alga palla vera facendola rotolare tra le mani.
  • Potete, ma lo sconsigliamo, dividere il vostro marimo vero in porzioni più piccole.
  • Un finto marimo è spesso troppo perfetto. Se il vostro marimo ha delle protuberanze e sembra imperfetto, ci sono buone probabilità che sia vero.
  • Comunque non aspettatevi che cresca molto rapidamente: i marimo crescono in diametro solo 5 mm all’anno!
  • Se le colorazioni dei vostri marimo sono tutte diverse e se il verde diventa, a seconda dell’esposizione alla luce, più o meno brillante: state tranquilli che sono veri.
  • Se si ammalano (purtroppo): sono vivi.

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Non galleggia? Vuole dell’acqua gassata? Ha smesso di ballare? Produce meno bollicine? Sta figliando? Se avete ancora dubbi consultate la nostra pagina sulla cura del marimo:

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fittonia – una pianta comunicativa

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fittonia: pianta facile facile

La fittonia è una pianta appartenente alla famiglia delle Acanthaceae, le sue parenti più famose sono l’Acanthus, l’Hygrophila e la Thumbergia.

Questa pianta è originaria delle foreste pluviali del Sud America dal Venezuela alla Colombia, e al Perù. Un habitat con tassi di umidità molto alti e mancanza di luce del sole diretta.

Il genere Fittonia fu descritto per la prima volta dal botanico belga Eugène Coumans nel 1865. Il nome è un omaggio alla botanica irlandese Sarah Mary Fitton e alla sorella Elizabeth.

La fittonia è una pianta perenne e sempreverde, possiede foglie ovali e opposte dalle nervature marcate di colore bianco. Il colore delle foglie cambia a seconda delle varietà dal verde al rosa passando dal rosso all’arancione. I fusti sono coperti da una leggera peluria. Il suo portamento è strisciante, alta al massimo 20 cm. La pianta riesce ad emettere nuove radici dai nodi (dove si inseriscono le foglie). I fiori biancastri sono raggruppati in una spiga.

Le specie più comuni sono l’albivensis e la verschaffeltii e tutte le loro varietà con foglie più o meno colorate.

Cura della fittonia

Questa pianta non sopporta le temperature basse, non esporla assolutamente al gelo e tenerla a una temperatura minima di 13°C.La temperatura ideale è compresa tra i 18 e i 28°C. Il substrato va mantenuto umido, ma non fradicio. Non esporre la pianta alla luce diretta del sole per evitare bruciature sulle foglie. Se la volete coltivare all’esterno in vaso, posizionate quest’ultimo in una zona ombrosa. Ricordatevi di ricoverare la pianta quando le temperature inizieranno ad abbassarsi. In primavera è meglio procedere con un rinvaso della pianta per spingerla ad allargarsi maggiormente.

In mancanza d’acqua la fittonia comunica le sue necessità idriche ‘svenendo’: le foglie si accartocciano per tornare belle dopo l’aggiunta d’acqua!

Potete propagare la vostra pianta, tagliandone un rametto e realizzando una talea. Radicherà facilmente in acqua.

Data la sua origine tropicale si adatta molto bene per essere utilizzata all’interno di terrari chiusi. Purtroppo la si può trovare anche all’interno di acquari dove ha vita breve non essendo una pianta propriamente acquatica.

Tavola botanica dall’Erbario del giardino botanico di New York.

La trovate nel nostro kit per terrari!

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Plants for a future

Plants for a future - piante per un futuro - ricerca piante - R nel bosco

Plants for a future – piante per un futuro o per il presente

Plants for a future (PFAF) è un sito web attivo da alcuni anni, una vera risorsa per la ricerca di piante utili o inusuali. Contiene un database con all’incirca 7.000 piante. Ogni scheda permette di conoscere le caratteristiche dalla pianta e i suuoi possibili utilizzi.

La ricerca all’interno del database può essere effettuata incrociando numerose chiavi. Dall’altezza agli impollinatori, passando per il sapore e l’esposizione. Gli utilizzi sono suddivisi in alimentare, medicinale (state attenti di non prendere tutto alla lettera) e altri possibili utilizzi (come inchiostro vegetale o carpenteria, eccetera).

Le immagini e le informazioni riguardo all’habitat di provenienza ne permettono il riconosciento in natura. Una porzione della scheda raccoglie le informazioni riguardanti la sua propagazione e la coltivazione, compresi il tipo di suolo, il pH e la temperatura minima.

Come effettuare una ricerca

Il sito è in inglese, ma molto comprensibile. La bibliografia permette di approfondire eventuali conoscenze o chiarire dubbi.

Plants for a future è un ottimo sito web, un buon punto di partenza per conoscere nel dettaglio una pianta o per scoprirne di nuove. Troverete piante officinali, piante per ottenere oli o saponi, piante tintorie o utili per l’artigianato. Piante per realizzare bottoni o colle.

Per utilizzare la funzione di ricerca in base al nome, ricordatevi che in questo database le piante sono catalogate per nome scientifico (latin name) o nome comune inglese (common name). Molto spesso per le piante più comuni il nome scientifico è molto simile al nome comune italiano ma per togliervi ogni dubbio fate prima una ricerca su google.

Il sito perfetto per scegliere le piante per una food forest o per scegliere i semi da mettersi in tasca prima di un naufragio.

Se avete qualche curiosità botanica: Plants for a future.

Per provare a far germinare qualche seme trovato per strada, ci sono i nostri germinatori in ceramica.

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